Coltivare la fiducia della nostra innata bontà

Armonia

Ciò che è immutevole

Creo armonia attraverso il mio modo di vivere o contribuisco ad aumentare aggressività dentro e fuori di me? Rabbia e frustrazione sono due dei sentimenti vissuti intensamente, soprattutto dall’adolescenza ai 30 anni. Che fatalità e che dono sono stati!

Ogni malessere, ogni sofferenza vissuta, mi ha spinta a voler comprendere e capire come liberarmi di quelle modalità, di quei condizionamenti limitanti e infelici, che impedivano di vivere in armonia con me stessa e con gli altri. Ciò che sono all’interno si riflette all’esterno. Entrare in un percorso di autoconoscenza, grazie alle discipline dello yoga mi ha permesso di abitare parti più amorevoli dentro di me e di imparare a condividerle attraverso le relazioni nella vita. Almeno ci provo si!

marzo 2022

Il tema di studio durante le lezioni di questo mese prende spunto dalla teoria dei 5 Kosha, un argomento che ho potuto approfondire di recente attraverso un corso di filosofia, guidata da una insegnante meravigliosa, Caterina Cortellini della Scuola di Anusara yoga. https://www.anusarayoga.it/

Mi ha sempre affascinato comprendere questo aspetto. La “fisiologia sottile” di cui siamo fatti noi esseri umani. Scoprire cosa c’è di non visibile, eppure di così pulsante e vivo in ognuno di noi. Sì.

Il turbamento dell’anima

“Un nonno, nativo americano, parla al nipote della violenza e della crudeltà del mondo e spiega quale sia l’origine. È come se nel cuore di ogni essere lottassero due lupi, dice. Un lupo è vendicativo e colmo d’ira, l’altro comprensivo e gentile. Il ragazzo chiede al nonno quale lupo avrebbe vinto la battaglia nel cuore; il nonno rispose “Vincerà quello che scelgo di nutrire”.

Come coltivare fiducia? Come sentirsi in equilibrio con questi lupi dentro e fuori di noi? Ecco che i 5 kosha diventano una mappa, un percorso per iniziare a scoprire e “conoscere ciò che puo’ essere conosciuto”, per portare armonia all’interno e all’esterno in questo mondo.

Nelle Katha Upanishad si dice:

“Per prima cosa, accetta che il sé esiste e accetta che può essere conosciuto. Allora la vera natura si apre all’esperienza.”

I kosha

I Kosha sono cinque involucri che, come gli strati di una cipolla, avviluppano l’anima individuale unita al corpo, nascondendone la sua più intima natura, il fondamento e la quintessenza di ogni cosa, l’Atman individuale. Queste guaine, racchiudono letteralmente qualcosa di prezioso, tracciano un vero e proprio sentiero progressivo dall’esterno verso l’interno, da ciò che è più grossolano a ciò che è più sottile, da ciò che è più lontano dall’Assoluto fino all’Assoluto stesso.

Annamaya kosha: È l’involucro del nutrimento (Anna il cibo è inteso come vita divina fluente dal cosmo), requisito primario senza il quale l’uomo non può svilupparsi. Per la Taittiriya Upanishad il nutrimento è “medicina universale”. Qui c’è un insegnamento, onorare il cibo, poiché il corpo ha bisogno del giusto equilibrio di nutrimenti; cibo sano, e congeniale al corpo. Il corpo è la dimora dell’io individuale, jivatma, perciò il corpo deve essere protetto, onorato per ospitare l’Io. La Taittiriya Upanishad attribuisce un’importanza cruciale al primo involucro, ossia al cibo, in quanto sostrato dal quale gli altri elementi traggono origine, nonché elemento in cui ogni cosa si risolve.

…così nella pratica dello yoga, trovo meraviglioso relazionarmi al corpo con questa consapevolezza. E tu? Così nelle lezioni, sentire il corpo, onorarlo, praticare gli asana sentendone i punti di appoggio, stabilendo proprio delle fondamenta che mi collegano al fondamento dello yoga, mi dà centratura e chiarezza su dove stare in questo strano mondo di pazzi.

Pranamaya kosha è la guaina del soffio o respiro, (prana) un involucro più interno e sottile che forma una rete leggera nella quale circola il prana. Dal punto di vista fisiologico, pranamaya kosha è associato al sistema respiratorio, a quello cardiaco, circolatorio, digerente, escretorio, genitale ed al sistema endocrino. A livello sottile è una guaina che pervade tutto l’organismo, manifestandosi anche al livello fisico nel flusso e nel movimento costante del respiro. Questa energia, che nutre, sostiene ed influisce nello sviluppo di un’interazione più fluida ed armoniosa tra i kosha, integra il corpo, la mente e lo spirito.

…così nella pratica dello yoga, creo una relazione costante, ricerco ripetutamente il respiro nel corpo. Scopro che è il respiro a guidarmi negli asana, scopro la profondità dei respiri, la morbidezza sgretola schemi, abitudini e mi apre ad un rinnovamento interiore.

Manomaya kosha è l’involucro della mente (manas) e delle cinque facoltà sensoriali. È una dimensione mentale formata di energia più concentrata e sottile che avvolge pranamaya kosha. Influisce la coscienza percettiva, egoica, istintiva, la capacità di pensare e giudicare. È associato al cervello e al sistema nervoso, e distingue gli esseri umani dagli altri organismi viventi. Ha la capacità di differenziare, separare, attrarre e respingere. Il respiro fa da ponte tra questa guaina ed il corpo fisico. Una mente agitata limita il respiro, viceversa un respiro consapevole e libero ci avvicina alla nostra natura interiore, calmando la mente.

…così nella pratica dello yoga, fare amicizia con la mente, affrontarla accogliendo anche i pensieri più egoici, partire da qui. Quando eseguo una posizione vedo come la mente tenta di entrare in azione con i pensieri. Grazie al respiro tutto mi trasforma e sto.

I primi tre kosha, nella prima parte della lezione sto in questo, entro in contatto e cerco la relazione con loro. Corpo, respiro e mente.

Vijnanamaya kosha o buddhimanokosha, involucro fatto di intelletto (vijnanabuddhi) o di una comprensione più profonda di sé e del mondo. Buddhi, l’aspetto riflessivo della coscienza, la ragione intellettiva, sebbene continui a identificarsi con il corpo fisico e con il pensiero, è capace di discernere, esercitare scelte e prendere delle decisioni in seguito ad un atto di valutazione. Nel percepire il corpo (jiva) e gli altri involucri interconnessi, maturiamo una visione un po’ più profonda dell’unità di sé in relazione al fondamento della vera natura del Sé.

…così nella pratica dello yoga, nel momento in cui mi siedo per meditare, ecco che incontro l’involucro invisibile, uno spazio di coscienza, l’osservatore o il testimone. È da questo spazio che posso fare scelte, discernere, scegliere che cosa nutrire nel cuore.

Anandamaya kosha, l’unico costituito di pura gioia, beatitudine, (ananda) letteralmente involucro fatto di beatitudine. Tale guaina, seppure non rappresenti ancora la Realtà ultima del brahman, certamente è l’involucro più vicino ad essa e comunque, è il più intimo rivestimento del sé incarnato, in cui risiede durante il sonno profondo. Anandamaya kosha, pur essendo ancora limitata dalla natura di guaina, non è affatto generata dagli stimoli sensoriali, come accade per il piacere ordinario originato dal contatto dell’oggetto con i sensi. Essa si manifesta spontaneamente, nei momenti di quiete interiore e di tranquillità catturando un riflesso della sfera divina, che è beatitudine assoluta.

Così nella pratica dello yoga e nella vita, tornando al titolo di questo blog “Coltivare la fiducia della nostra innata bontà” sto nel percorso usando il corpo. Vivendo e sperimentando nel corpo, negli asana. Come lavorare su di sé, diventare più consapevoli del valore del corpo, del potere del respiro, del fare amicizia con la mente, delle emozioni; cosa c’è oltre queste interconnessioni? La disciplina e le vie dello yoga offrono un costante nutrimento al cuore per portare armonia nell’intimità interiore per noi e per il Cuore del mondo.

Nelle Taittiriya Upanishad (III, 7-10)

“Rispetta il cibo: il corpo è fatto di cibo; Il cibo e il corpo esistono per servire il Sé. Coloro che realizzano il Sé nel cuore, rimangono stabili, si arricchiscono, raccolgono la famiglia intorno a loro e ricevono l’amore di tutti.”

Namasté. Paola Endrizzi

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Paola e Giovanna Endrizzi insegnanti dell’Albero della Vita asd

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